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Piazza Dante, nota anche come piazza delle Catene, è la piazza principale di Grosseto, sede dei più importanti edifici della città. La piazza, dalla caratteristica forma trapezoidale, è costituita da due aree che si ricongiungono l'una con l'altra, senza soluzioni di continuità, dinanzi al sagrato della cattedrale. L'area principale della piazza è compresa tra la fiancata meridionale destra del duomo, la facciata principale di palazzo Aldobrandeschi e il loggiato dei portici che si articola senza soluzione di continuità sul lato meridionale e su quello occidentale. Al centro di un'area leggermente rialzata, sotto la quale si trovava una cisterna, si trova il monumento al granduca Leopoldo II di Lorena, che sorge nel punto dove nei secoli scorsi doveva essere presente il pozzo della corrispondente cisterna sottostante. L'area che racchiude la cisterna interrata è delimitata da una serie di colonnini e catene, che hanno portato i Grossetani a denominare "piazza delle Catene" questa sezione di piazza Dante.L'altro spazio di superficie minore, piazza Duomo, che la costituisce, si estende tra il sagrato della cattedrale, il palazzo Comunale e il Palazzo Alben, edificio con loggiato che venne costruito negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale al posto dell'antico palazzo dei Priori. All'estremità settentrionale della piazza ha inizio corso Carducci, principale via del centro storico che conduce fino all'area di Porta Nuova; all'estremità sud-orientale della piazza ha origine strada Ricasoli che conduce a piazza del Sale dinanzi a Porta Vecchia.

La presenza di una platea communis a Grosseto è documentata a partire dal 1222. La piazza originaria era costituita da uno spazio minore di quella attuale compreso tra l'antica pieve di Santa Maria, eretta in cattedrale nel 1138 con il trasferimento a Grosseto della sede vescovile di Roselle, voluta da papa Innocenzo II, e l'originario nucleo del palazzo comunale. Nel 1292 è documentata l'occupazione di un'area della piazza dall'edificio della nuova curia del comune di Grosseto. Importanti lavori di ristrutturazione urbanistica sono stati effettuati tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo, contemporaneamente alla costruzione della cattedrale, iniziata nel 1294. L'opera fu realizzata ispirandosi al modello senese di piazza del Campo, ma con la peculiarità di avere tutti i maggiori edifici pubblici e di rappresentanza che si affacciano direttamente sulla piazza, in virtù di una nuova concezione di rapporto tra piazza principale e edifici del potere, riscontrabile in Toscana solamente a Massa Marittima (piazza Garibaldi).Durante il XIV secolo, con la sottomissione di Grosseto a Siena, è provato che tutti i maggiori rappresentanti della città risiedevano nella piazza principale, la piazza del Comune; in un documento del 1386, riguardante l'esaurimento delle saline nel lago di Castiglioni, viene scritto: «Actum in civitate Grosseti in domo habitationis et residentie offitialium paschuorum pro comuni Senarum posita in dicta civitate Grosseti cui ab uno platea comunis, ab altero dpmus sive palatium habitationis et residentie domini Capitanei mariptime comuni Senarum». Nel corso del XV secolo, periodo in cui la città rimase sotto il dominio di Siena, furono realizzati sulla piazza nuovi edifici. In una descrizione del 1430 sono ricordate numerose bottoghe, la sede dei paschi, il palazzo con torretta del capitano del popolo, il palazzo del podestà. È in questo periodo che si viene a completare il perimetro di quell'area della piazza nota oggi come piazza Duomo, spazio compreso tra le facciate contrapposte della cattedrale e del palazzo del podestà e il complesso dell'ospedale di San Giovanni Battista, fondato già nel 1309. Il 9 febbraio 1465 fu decretata dalla Repubblica di Siena la realizzazione di un pozzo nella piazza, all'angolo con l'odierna strada Ricasoli, struttura oggi perduta ma simile per tipologia al vicino pozzo dello Spedale.

Età moderna

Nei secoli successivi la piazza andò incontro ad un periodo di forte degrado e nemmeno il passaggio sotto i Medici riuscì a migliorare le condizioni della piazza. I secoli XVI e XVII furono infatti i più bui per la città di Grosseto, ormai ridotta a pochissime unità e utilizzata come fortino o prigione per la sua posizione strategica. Fu soltanto a partire dalla metà del XVIII secolo, quando il Granducato di Toscana passò sotto il controllo dei Lorena, che furono intraprese nuove opere di riqualificazione in città, a cominciare dal decoro urbano.

La piazza pubblica di Grosseto fu interessata da una serie di lavori, documentati nelle relazioni dei Lavori nella Piazza Principale di Grosseto del 1744, conservate nell'Archivio di Stato di Firenze. La piazza prima dei lavori è descritta come «mezza rotta» e «senza che vi sia restato mattoni ne' pietre, che servivano di linee di guida, benché erano murate a calcina» nella Relazione degli ordini e delle informazioni prese concernenti i lavori fatti nella Piazza Principale di Grosseto del colonnello Odoardo Warren, direttore generale delle fortificazioni del Granducato di Toscana. Sotto la supervisione di Warren, fu ripavimentata la piazza e ridelineati gli assi stradali che la attraversavano.

Nel 1745 la piazza principale fu descritta dettagliatamente da Francesco Anichini nella Storia Ecclesiastica della Città e Diocesi di Grosseto dove è documentata la presenza di un «loggiato di trentadue archi, che formano i due lati maggiori della piazza suddetta, unendosi ad angolo assai ottuso con arco nell'ingresso», e sopra di esso «vi sono le case fatte tutte d'una uniforme architettura, ed altezza». Dal 1792 è documentata la presenza di un lastricato delimitato da colonnine e catene che definiva l'area centrale delle piazza e la separava dal percorso per il passaggio pubblico. Da questo momento la piazza sarà comunemente nota come piazza delle Catene, anche se il nome ufficiale sarà quello di piazza Grande, come indicato anche nella mappa di Grosseto di Gaetano Becherucci del 1823.

Età contemporanea

Nel 1833 fu posizionato un tempietto neogotico in ghisa fuso alle fonderie di Follonica a coronamento del pozzo costruito dai senesi; negli anni precedentemente al 1839 il tempietto in ghisa fu trasferito ad Arcidosso, dove ancora oggi è presente e noto come Fonte del Poggiolo. Tornata nuovamente in cattivo stato di conservazione, con pavimentazione irregolare, fu decisa una nuova opera di restauro della piazza. Le prime proposte di intervento risalgono al 1836, ma soltanto a partire dal 1845 verranno presi concreti provvedimenti. Nel 1846, con la realizzazione del monumento a Leopoldo II di Lorena, fu progettata dall'ingegner Cianferoni una risistemazione della piazza, che doveva avere al suo centro il complesso scultoreo.[7] Vennero modificate le pendenze e realizzato un lastricato circolare delimitato da cippi in pietra, catene e panchine. L'allora piazza Grande fu ridenominata piazza Vittorio Emanuele II in seguito all'unità d'Italia.]Il lato settentrionale di piazza Duomo, dove sorgevano alcune abitazioni e la diroccata chiesa di San Giovanni decollato, fu riqualificato nel 1870, con l'edificazione del palazzo Comunale. Nello stesso periodo furono poi rialzate le costruzioni sopra i portici che delimitano la piazza a sud e a est. Nel 1899, sul lato orientale, viene demolito il palazzo Pretorio e realizzato il neogotico palazzo della Provincia (1903). Durante il ventennio fascista la piazza venne intitolata al militare Ettore Muti. Nel 1937 viene demolito il palazzo dei Priori, aprendo maggiore spazio di fronte alla cattedrale e ampliando la sede stradale di via Manin e l'imbocco meridionale di corso Carducci. Tra il 1947 e il 1950 fu al suo posto costruito il palazzo Alben.Nel dopoguerra la piazza fu intitolata a Dante Alighieri. Nel 1956 piazza Dante subì sostanziali modifiche: vennero eliminati i cippi di pietra, le catene e le panchine, fu sostituita la pavimentazione e al centro della piazza fu realizzato un parcheggio, che si sviluppava radialmente intorno alla statua del granduca. Soltanto nel 2002 fu effettuata un'importante opera di riqualificazione: la piazza fu riportata all'aspetto ottocentesco, con colonne e catene, tant'è che oggi è nuovamente nota come piazza delle Catene.